Le radici storiche della Festa del Garagolo: dalla tradizione religiosa alla celebrazione gastronomica
La Festa del Garagolo affonda le sue radici in un’antica cerimonia religiosa nota come le “Quaranta Ore“. Questa celebrazione, diffusa in molte parrocchie, consisteva nell’esposizione del Santissimo Sacramento per quaranta ore consecutive o intervallate, richiamando il tempo trascorso da Cristo nel sepolcro secondo la tradizione di Sant’Agostino.
A Santa Maria del Piano la cerimonia si svolgeva esclusivamente di giorno per tre giorni consecutivi: la domenica di Pasqua, il lunedì e il martedì (un tempo il martedì era un giorno festivo).
Durante questi momenti di adorazione, le Suore della Carità, conosciute come Suore di Maria Bambina, organizzavano turni di preghiera con le ragazze della scuola di cucito. Due giovani, con un velo bianco sul capo, si alternavano per pregare davanti all’altare, mantenendo viva la devozione comunitaria.
Con il Concilio Vaticano II, la pratica delle “Quaranta Ore” venne abolita, così come il martedì festivo ad essa legato. In concomitanza con la fine di questa celebrazione, il martedì si teneva una piccola fiera che animava il paese con bancarelle, animali e personaggi pittoreschi. Tra questi spiccavano gli “urloni”, figure incaricate di annunciare a gran voce l’inizio della fiera nei paesi limitrofi, in un’epoca priva di altoparlanti.
Immancabili erano anche i veggenti, che attraverso la lettura delle carte consegnavano ai clienti un foglio con la previsione del loro futuro, noto come “Pianeta”. Non mancavano neppure i classici giochi d’azzardo, come quello delle tre carte o dei tre bussolotti, con protagonisti celebri nel folklore locale. Il più famoso era il padre di Alberto Monti di Taverna, soprannominato “Il Rosso” il quale ripeteva la filastrocca “Con l’astuzia e con l’inganno il vostro rosso campa tutto l’anno”.
La fiera attirava visitatori dai paesi vicini, molti dei quali giungevano a piedi, mentre i più benestanti vi arrivavano a cavallo. Il ristorante di riferimento per l’occasione era la storica “Trattoria Fabbri”, conosciuta come “Da Birelli”, che rappresentava il fulcro della ristorazione locale. Inizialmente gestita da Teresa e Augusto Fabbri, la trattoria passò poi nelle mani di Clelia e Virgilio Fabbri detto “Gin”, che ne consolidarono la fama. Oltre alla trattoria, la famiglia Fabbri gestiva anche il bar, l’alimentari, il forno, il tabacchi e la macelleria, costituendo un punto di riferimento per la comunità.
La trattoria, in occasione del Martedì di Pasqua e per ricordare la fine delle quaranta ore, ospitava numerosi clienti del luogo e non solo, che gustavano il menù speciale preparato da Clelia divenuta famosa per i suoi piatti. La fama del ristorante crebbe notevolmente.
L’elemento gastronomico distintivo della festa nacque nel 1955, quando Emilio Fabbri, figlio di Clelia, decise di introdurre nel menù del Martedì di Pasqua un piatto speciale: i garagoli.
Questi molluschi, forniti da pescatori di Cattolica amici della famiglia e preparati solamente in quell’occasione, riscossero immediatamente un grande successo. Inizialmente se ne preparavano solo pochi chilogrammi, ma la domanda crebbe rapidamente, portando la quantità a ottanta chilogrammi negli anni Settanta e fino agli attuali quattrocento chilogrammi serviti durante la festa.
Oggi la Festa del Garagolo rappresenta un appuntamento imperdibile, in cui la tradizione religiosa si intreccia con la cultura gastronomica e il folklore locale. L’evento offre anche un’area giochi per bambini, stand coperti e la possibilità di asporto, garantendo un’esperienza conviviale e accessibile a tutti. L’ingresso è gratuito, mantenendo vivo lo spirito di condivisione e comunità che caratterizza questa storica celebrazione.



