Chiese

01.

Chiesa di S.Biagio
in loc. Vallecchio di Montescudo

La chiesa di S. Biagio è stata costruita nel 1200 per opera dei Monaci Benedettini. In questo periodo la chiesa è compresa nel plebato di S. Innocenza di Monte Tauro. Nel 1499, a causa di un grave fatto di sangue a danno del parroco, la chiesa viene soppressa come parrocchia e annessa a quella di S. Felice di Albereto fino al 1736 quando a seguito di una bolla di ricostituzione emanata dal vescovo di Rimini, la chiesa torna ad essere parrocchia.

Le notizie relative a questo periodo parlano di una chiesa piuttosto decadente e priva di qualsiasi ornamento e suppellettile, tanto che il parroco provvede al restauro che tuttavia non sarà ultimato a causa della morte del sacerdote.

Nel 1844, don Domenico Tomasetti fa sopraelevare prima la chiesa e successivamente anche il campanile dotandolo di tre campane e nel 1934 vengono eseguiti altri interventi finalizzati alla realizzazione delle due cappelle laterali. In questa occasione viene anche posato un pavimento in graniglia sopra quello originario in cotto e realizzata la decorazione pittorica in tutta la chiesa ad opera del sacerdote don Amedeo Botticelli.

Dopo il crollo del campanile, avvenuto nel 1989, sono state ritrovate due pietre finemente cesellate pertinenti ad un’area pagana databile al VI-VII secolo d. C.; inoltre si è potuto constatare che tutto l’edificio è addossato ad un muro perimetrale, resto di un’altra costruzione che planimetricamente continua al di fuori della navata.

Tale struttura è composta di conci in pietra squadrati. Con altri interventi realizzati agli inizi degli anni Novanta è stato riportato alla luce l’originario pavimento in cotto. Dal 2005 la chiesa non è più officiata.

02.

Chiesa di S.Giovanni Battista
in loc. Croce di Monte Colombo

Il primo documento che attesta l’esistenza della cappella di San Giovanni Battista è un contratto di enfiteusi stipulato fra Uberto, vescovo di Rimini ed il conte Everardo nel 1059.

Come si legge in esso, oltre a vari fondi situati nella Pieve di San Savino, si concede “medietate capelle castris crucis…”. Nel 1209, “nel diploma di Ottone IV”, Croce è collocata tra le proprietà concesse all’arcivescovo di Ravenna, segno che quest’ultima tardava a cedere i suoi diritti e privilegi sul territorio riminese, originariamente inglobato nella provincia ravennate.

La chiesa di Croce appare anche nel decimario del vescovo riminese Leale Malatesta, nel 1376. Fra il 1600 e il 1800 la vita parrocchiale a santa Croce è stata piuttosto intensa, grazie anche alla presenza di Compagnie o Confraternite che contavano numerosi iscritti e che possedevano anche beni temporali.

I registri parrocchiali risalgono ai primi decenni del XVIII secolo, mentre quello dei battesimi è più recente, del 1900, segno del fatto che fino a tale data la parrocchia di San Giovanni Battista dipendeva per i battesimi della Pieve di San Savino.

L’edificio attuale, che sorge sulla sommità del colle, è stato costruito nel 1945 grazie alla volontà di mons. Castiglioni. Dell’antico edificio e della originaria collocazione non rimane alcuna traccia.

Croce

03.

Chiesa dei Ss. Biagio e Simeone
in Montescudo

Come testimoniano reperti architettonici del romanico sappiamo, che già prima del Mille, nel luogo in cui oggi sorge l’attuale chiesa, esisteva una chiesa dedicata a San Simeone.

Con la signoria dei Malatesta, nei secoli successivi, venne costruita all’interno del castello una seconda chiesa col titolo di San Biagio, come si evince dal censimento fatto per volere del papa nel 1290 in cui le due chiese risultano iscritte nel libro delle “Rationes decimarum Italiae” dipendenti ecclesiasticamente dalla Pieve di S.Innocenza di Monte Tauro. Nel 1300 però, i Malatesta invitano i francescani a fare un convento a Montescudo, chiedendo a papa Giovanni XXII di concedere loro la chiesa di San Simeone ed il papa con bolla del 17 marzo 1319, concede loro la chiesa, autorizzandoli a dedicarla a San Francesco.

In conseguenza a tali vicende il titolo (con i benefici) di San Simeone viene associato a quello di San Biagio, la chiesa del castello. Accanto alla chiesa di San Francesco, i frati, nel 1320, costruiscono il loro convento che ampliano con un chiostro nel 1630. Sempre nel corso del XVII secolo la chiesa viene ristrutturata in stile barocco.

La presenza dei frati a Montescudo è ininterrotta fino alla soppressione napoleonica del 1795. Nel frattempo la chiesa dei Santi Biagio e Simeone, eretta dove oggi sorge la piazza del Municipio, viene abbattuta nel 1830 poiché comincia a sentire il peso degli anni.

Proprio in questa data che, partiti oramai i frati da qualche decennio, il titolo di San Simeone ritorna alla primitiva sede, accanto a quello di San Biagio.

Dal vecchio convento vengono ricavate la canonica ed alcune abitazioni private. Nel frattempo, verso la fine del XVIII secolo, con la riforma ecclesiastica voluta da monsignor Ferretti, Montescudo si separa da Monte Tauro e costituisce sede autonoma di Vicariato, comprendendo nella sua giurisdizione Trarivi, Valliano, Vallecchio, Monte Colombo, Croce, San Savino, Albereto, Gesso e Santa Maria del Piano.

Danneggiata gravemente nel 1944, la chiesa viene ricostruita all’inizio degli anni ’50 in uno stile più semplice e lineare, come appare a tutt’oggi.

Chiesa dei Ss. Biagio e SimeoneMontescudo

04.

Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo
in loc. Trarivi di Montescudo

In un manoscritto conservato presso l’archivio parrocchiale scritto da don Giovanni Paolini nel 1775, viene riportata una nota, in cui si afferma che la chiesa dedicata a San Pietro fu consacrata nel 1219.

E’ con totale certezza che la chiesa di Trarivi può essere considerata del 1200 o ancora più antica. Tuttavia, i bombardamenti avvenuti nel settembre del 1944 distruggendo quasi totalmente la chiesa hanno fatto riemergere un tesoro nascosto: una solida costruzione romanica.

In particolare è riemersa la muratura ovest attribuibile alla chiesa paleocristiana o a un tempio dedicato a degli idoli pagani.
La prima menzione della chiesa di Trarivi si trova nelle Rationes decimarum Italiae del 1290, dove la chiesa appare censita con Montescutolo, Albereto, Mulazzano, fra le chiese della Pieve di S. Innocenza di Monte Tauro. Al tempo della visita pastorale di Monsignor Castelli, nel 1577, la chiesa di Trarivi è ancora sotto la giurisdizione plebana di Monte Tauro, mentre due secoli dopo, nel 1780, con la ristrutturazione della diocesi in Vicariati, passa a Montescudo.

Fino al XVIII secolo la chiesa di Trarivi è intitolata esclusivamente a San Pietro, mentre a San Paolo era dedicata una chiesa succursale.

Quest’ultima essendo andata in rovina, mediante l’autorizzazione del Legato di Ravenna, il materiale (e anche la piccola campana che era nel campanile) della chiesa di San Paolo fu fatto trasportare a Trarivi.

Per questo motivo, dal 1700 in poi, la chiesa di Trarivi sarà dedicata ai due Apostoli.

Oggi la nuova chiesa, ricostruita dopo i bombardamenti, si trova al centro del paese lungo la strada provinciale e i ruderi di quella originaria sono stati in parte restaurati per accogliere il Museo della Pace.

Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo in loc. Trarivi di Montescudo_

05.

Chiesa di S. Felice
in Loc. Albereto di Montescudo

Certamente la chiesa di San Felice di Albereto vanta una secolare e ricca storia.

Antichi documenti risalenti alla fine del XIII secolo la ricordano come chiesa dipendente dalla Pieve di Monte Tauro, poiché ad essa pagava regolarmente le decime.

Alla fine del 1700 passa sotto il Vicariato di Montescudo e fino al 1975 ha continuato ad avere un parroco residente.

Nell’ultima riforma dello stato giuridico delle parrocchie, Albereto è stata soppressa ed incorporata a Montescudo, conservando un servizio religioso domenicale.

06.

Chiesa di S.Maria del Soccorso
in loc. Valliano di Montescudo

Da uno studio sulle Pievi della Diocesi di Rimini di Currado Curradi, risulta che esisteva a Valliano un sacello medievale dedicato a S. Maria Succurrente, tuttavia non si conosceva né l’esatta ubicazione, né l’epoca di costruzione.

Durante i restauri avvenuti nel 1993, sotto il pavimento dell’attuale chiesa di S. Maria del Soccorso, all’altezza dell’arco centrale del presbiterio, viene ritrovata l’antica mensa dell’altare in pietra, attribuibile al sacello medievale.

Nel XV secolo, quando fu costruita la chiesa attuale, la mensa non venne quindi distrutta, ma lasciata sotto il nuovo pavimento in mattoni.

Grazie a questa importante scoperta oggi conosciamo anche l’ubicazione della chiesa medievale.

Il ritrovamento dei muri perimetrali del sacello, avvenuta nel 1996, e visibili tuttora sotto il pavimento attuale, ha permesso di definire le dimensioni originali della primitiva chiesa, certamente molto più piccola di quella attuale.

Nella metà del Quattrocento, viene dunque costruito l’edificio arrivato fino a noi, aprendo l’arco centrale nel muro di fondo di questo primo sacello e realizzando il presbiterio con copertura a volta.

Dalle “Le notizie pe’ successori” conservate all’archivio di Trarivi e scritte da don Paolini nel 1775, sappiamo che la chiesa è stata costruita nel 1474 e che nel 1491 è stata affidata ai frati domenicani dipendenti dal convento di San Cataldo in Rimini.

Nei documenti non si fa menzione di Valliano fino al 1577, per la visita pastorale di monsignor Castelli, periodo in cui la chiesa è dipendente dalla Pieve di San Savino.

I Bombardamenti del 1944 hanno causato lievi danni al campanile, ma hanno scoperchiato la chiesa e danneggiato il muro perimetrale, lato Coriano. I restauri della chiesa, avvenuti nel 1948, hanno anche provveduto a innalzare il livello pavimentale di ml. 1.40.

Nel corso del tempo la chiesa è stata dipendente da Trarivi, poi parrocchia autonoma ma sempre dipendente da altre per il Fonte battesimale. A partire dal 1986 le chiese di Trarivi, Valliano e Vallecchio formano un’unica comunità parrocchiale.

Chiesa di S.Maria del Soccorso in loc. Valliano di Montescudo

07.

Chiesa di S.Apollinare in loc. S.Maria del Piano di Montescudo

Il documento antico più autorevole che ricorda la chiesa, originariamente denominata Sant’Apollinare in Deserto, è la bolla di papa Lucio II del 1144 “eccl(es)iam sancti apolonaris que(vocatur) in deserto”.

Dunque è altamente probabile che già nel XII secolo Sant’Apollinare fosse una chiesa importante con funzione di parrocchia.

Difficile da spiegare è la denominazione “in deserto”, perchè certamente non può riferirsi alle caratteristiche del luogo, potrebbe riferirsi a qualche episodio della vita del Santo o alla sua provenienza.

Già nel corso del 1600 la chiesa parrocchiale inizia a perdere importanza poiché la devozione dei fedeli si concentra su un oratorio dedicato alla Madonna, edificato sullo stesso lato destro del torrente che attraversava Santa Maria del Piano, ma a qualche centinaio di metri più a monte, sulla strada del Montefeltro.

La celletta era denominata Santa Maria del Piano e questo nome è rimasto oggi a indicare il paese. Agli inizi del 1700 inizia una speciale devozione alla celletta, ritenuta prodigiosa, tanto da richiamare pellegrini e fedeli anche da lontano.

Si pensò così di costruire una grande chiesa in luogo del piccolo oratorio, ma prima era necessario abbattere la vecchia pericolante chiesa di Sant’Apollinare.

Nel luglio del 1736, il vicario generale della diocesi, monsignor Bacchettoni, pose la prima pietra.

I lavori durarono poco più di due anni e il 14 settembre 1738 venne inaugurato il nuovo tempio dedicato alla Madonna e a Sant’Apollinare, come risulta dall’epigrafe posta sulla facciata dell’edificio: Sacrum – B. Mariae Virgini – et D(ivo) Apollinari Patrono MDCCXXXVIII”. L’edificio, in stile barocco, è stato costruito dall’architetto riminese Cristoforo Bersanti.

L’immagine seicentesca della Madonna fu portata nella nuova chiesa, ma ben presto la devozione popolare andò scemando. Nel 1830 Sant’Apollinare venne ricostituita parrocchia per decreto dell’allora vescovo di Rimini, monsignor Ottavio Zollio.

Nel 1931 all’interno della chiesa vengono predisposti dei lavori di restauro che comprendono, oltre al rifacimento della pavimentazione, anche la riorganizzazione della zona presbiterale, con l’aggiunta in particolare della balaustra in marmo bianco come testimoniano dall’iscrizione posta sulla balaustra stessa.

Chiesa di S.Apollinare in loc. S.Maria del Piano di Montescudo

08.

Chiesa di S.Martino in Monte Colombo

Antichi documenti attestano l’esistenza di un edificio sacro sin dal 1059.

L’edificio di culto fu costruito sui resti di una precedente chiesa demolita per avanzato degrado e consacrata dal vescovo Ferretti nel 1784.

Sui resti del presbiterio fu costruito anche un piccolo campanile che le vibrazioni delle campane costrinsero ad abbatterlo per ricostruirlo sul lato sinistro della facciata nel 1862/63.

Il costo fu coperto dalla Compagnia del SS.Sacramento. Durante la Seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata e fu necessario rifare tetto, pavimenti, facciata, cornici e ornamenti interni; andarono irrimediabilmente perdute le suppellettili e gran parte dell’arredo, altari compresi.

La ricostruzione potè considerarsi terminata solo nel 1983 con la definitiva sistemazione delle tre campane.

09.

Chiesa dei Ss. Carlo e Rocco in loc. Taverna di Monte Colombo

Nel Decimario di Leale Malatesta del 1377 è menzionata una chiesa di San Giorgio in Conca, non facilmente identificabile ma certamente è da escludere l’identificazione con la più antica Pieve di San Giorgio in Conca, poiché sulla sua collocazione a Cattolica non ci sono dubbi.

Questo significa che lungo il fiume Conca doveva esserci un’altra chiesa dedicata a San Giorgio.

Indicazioni più precise ci vengono dalla relazione della visita pastorale compiuta da monsignor Castelli a Marazzano nel 1577.

Tale chiesa, dedicata a San Paterniano, ha una chiesetta succursale e si precisa che tale edificio era situato presso il fiume Conca de Malacarne, come anticamente veniva denominato Taverna.

Probabilmente si tratta proprio della chiesa di San Giorgio in Conca cui accenna il Decimario di Malatesta.

Sempre in occasione della visita pastorale, il vescovo Castelli, dispone che la cappella di Taverna sia degnamente restaurata.

Poco dopo però la cella di San Giorgio viene accorpata alla parrocchia di Monte Colombo che pagherà quindi le tasse per i benefici acquisiti.

Alla fine del 1700 la chiesa è menzionata come semplice oratorio e quando il vescovo Ferretti nel 1786, in occasione della visita pastorale, si reca a Taverna, la chiesa è denominata “San Carlo di Taverna, detto do Malacarne”. La chiesa di Taverna, nel 1934, diviene sede parrocchiale e dedicata ai Santi Carlo e Rocco.

Chiesa dei Ss. Carlo e Rocco in loc. Taverna di Monte Colombo

10.

Chiesa di S.Savino in loc. S.Savino di Monte Colombo

La pieve di San Savino estendeva la sua giurisdizione ecclesiastica già assai prima del Mille.

Ce lo dicono ben dodici pergamene conservate nell’archivio arcivescovile di Ravenna.

Ma curiosamente, pur con tutta la sua importanza non viene mai citata dal Codice Bavaro.

I documenti tuttavia non ci parlano dell’origine della Pieve, ma la indicano già esistente, assumendola come punto di riferimento.

Così la più antica pergamena che ricorda la Pieve (906) ci indica solamente che a quella data la chiesa esisteva già.

Durante i secoli la pieve di San Savino rafforza la sua giurisdizione, secondo la descrizione del vescovo Castelli nel 1577, durante la prima visita pastorale alla diocesi.

Con le visite pastorali ci vengono trasmesse notizie importanti anche riguardo all’edificio.
Così Monsignor Castelli ci dice che la struttura risultava discretamente conservata, ma i muri presentavano molte “fixure”.

Alla fine del 1770, con la riforma del vescovo Ferretti, il territorio plebano risulta diviso tra i Vicariati di Coriano e Montescudo e alla Pieve, soggetta a quest’ultimo, rimane solo il battistero a cui fanno riferimento le comunità di Croce e Passano.

Per quanto riguarda l’ubicazione dell’edificio, l’antica Pieve sorgeva probabilmente nello stesso luogo di oggi, anche se più volte restaurato e rifatto. Il parroco don Felice Niccolini, nel 1822, scrive che la chiesa vecchia era rivolta ad oriente mentre quella da lui riedificata (nel 1793) era orientata ad occidente. Fu questa chiesa che venne distrutta dal passaggio del Fronte, nel 1944 e ricostruita poi con la facciata rivolta al paese, probabilmente con lo stesso orientamento della Pieve originaria, come testimonierebbe un muro semicircolare, forse appartenente all’abside della chiesa del 1000.

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Un Viaggio tra Storia, Arte e Natura

Dove passato e presente si incontrano: il viaggio culturale di Montescudo-Montecolombo.

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